Nel giorno... mercoledì, dicembre 24, alle ore 13:28


 
A conferma del fatto che:
 
1) ultimamente il mio tempo viaggia e si perde più velocemente di quello altrui;
2) devo aver lasciato l'ispirazione letteraria in qualche angolo a prender polvere;
3) cambiano le distanze ma non io...
4) la mia famiglia mi illumina le giornate con tutto il suo amore tuttavia da dove la guardo a volte c'è un'eclissi che rende il tutto più...suggestivo;
5) penso tanto a tutti a quelli che mi stanno vicino e a quelli che vorrei mi stessero vicino anche se svariati chilometri ci dividono;
6) nonostante il sistema s'impegni a farmi svalutare le festività natalizie, io, stoica, le ritengo ancora le più belle e vere e potenzialmente dedite alla riconciliazione universale;
7) sotto Natale mi accorgo di quanto sono fortunata perchè amo quel che faccio, come lo faccio e insieme a chi;
8) sono consapevole che senza le persone che stimo non riuscirei ad andare avanti giorno dopo giorno fiera di essere come sono;
9) per quanto abbia voglia di abbracciare un gran bel pò di gente e far sentire quanto sono grata a chi ha contribuito a rendermi oggi una Sara migliore di quella di ieri...pure lureata...continuo a non riuscirci come vorrei e come dovrei ma continuo comunque a sperare che conoscendomi si capisca che sono tendezialmente portata a voler bene al prossimo tanto quanto non son brava nel dimostrarlo.
 
vi scrivo questa e-mail, con 9 presupposti che spero si mantengano anche per tutto il 2009.
Ve la scrivo per la Vigilia perchè sono pigra e incasinata e vorrei fare mille cose ma se riesco a farne tre bene è da considerarsi un miracolo, ve la scrivo priva di quel trasporto che solitamente sento quando scrivo perchè è tanto che non lo faccio e mi dispiace, mi sto disabituando a raccontare, sarà che non sono circondata dai miei soliti ottimi ascoltatori, sarà che per forza di cose sto correndo da un anno a questa parte dietro a scadenze di varia natura che prima mi impongo per poi potermi lamentare, sarà...ma resta il fatto che vi scrivo perchè non voglio perdere l'abitudine di condividere gli aspetti di quelle ricorrenze che reputo significative, e il Natale è sicuramente una di queste o rendervi partecipi della mia vita, in un modo o nell'altro, tanto o poco, spesso o raramente...
Vi faccio gli auguri così, dopo una mezza pagina poco originale e francamente anche poco interessante sebbene si parli di me (ihihih!), per ricordarvi che domani azzannerò un torrone pernsando a voi nella speranza che facciate lo stesso pensando a me...
 
Auguri!
 
SARA
 
P.S.
Io preferisco il torrone duro e alle mandorle...già che lo fate per me fatelo bene!
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Nel giorno... martedì, luglio 22, alle ore 12:12

ATTENZIONE

Sembrerebbe che la padrona qui abbia rimesso mano alla tastiera...no non temete in questo istante non sta faticando a distinguere le vocali dalle consonanti, non sta lottando con le proprie mani per l'atrofia che ha colpito le sue dita cadute in disuso... Beh, in realtà durante questo lungo periodo, ha ticchettato parecchio sui tastini che riportano cifre e caratteri solo che lo ha fatto altrove, cercando di risultare più seria e non riuscendoci, trattando argomeni più importanti e reputandoli pressochè inutili, perdendo completamente l'ispirazione blogghistica tanto da sfiorare l'idea di lasciar seccare il suo Fiore di Carta e ritrovando in quel preciso istante la voglia di metter per scritto le ultime dis-avventure, un breve riepilogo dei fatti salienti degli ultimi mesi:

  1. Il Licenziamento: "beeehh non abbiamo soldi, la società ha sposato una politica di risparmi (due mesi dopo casse nuove e maxischermi pubblicitari digitali al bar!), già abbiamo problemi a mantenere il personale fisso capirai che rinnovare contratti trimestrali sulla base del solo merito non è possibile (probabilmente oltre al merito ci vogliono due superpoppe!), ci mancherà molto il tuo sviluppato senso di squadra (in effetti tra un pop-corn e una coca cola ripassavo la geometria!), la tua efficienza (e deficienza aggiungerei dato che sto ancora ascoltando senza sbadigliare!), e il tuo buon umore innato (sembra talco ma non è serve a darti l'allegria!)" Così si conclude, il 29-02-08, la carriera di imbastitrice di hot dog...colei che sola riusciva a sciverci AUGURI con la senape.
  2. la Rosolia: due giorni prima di partire per PARIGI, notiamo un puntino, alla sera, isolato, timido. Il giorno seguente, un reticolo di puntini meno isolati e decisamente meno timidi si affacciano ovunque...sarà allergia? Zifoliamoci di antistaminico! Nessun risultato...try again! You lose...bene, pronto soccorso: "Sua figlia soffre di allergia al glutine? lievito? latticini? uova? funghi? frutti tropicali? barbabietole da zucchero? pringles?" ehm, no..."Sua figlia è stata punta da api? vespe? calabroni? tafani? mosche tzè tzè? elicotteri?" no..."Sua figlia è stata morsa da gatti? cani? topi? ragni? toporagni? serpenti? bisce? biacchi? velociraptor?" solo da sua sorella mentre giocavano..."ma per caso sua figlia..." NO! "Ok andiamo dal dermatologo" dal dermatologo: "sua figlia soffre di..." Beh sì in questo momento la figlia soffre molto, il giorno seguente avrebbe un aereo per PARIGI, già pagato con i risparmi di tre mesi di schiavitù al bar di una multisala e dopo aver superato con uno sforzo di nervi inverosimile un'esame di storia dei paesi afroasiatici durante il quale le hanno chiesto il dominio coloniale in nuova zelanda all'epoca dei mandati..." oh oh ohhh cosa vedo signorina il primo caso di Rosolia nell'adulto da quando esercito!" PARIGI Adieu! Colleghi dermatologi accorrete tutti numerosi c'è un esplosione di pois rosati sul corpo di una 22enne frustrata! Venghino signori venghino...20 giorni di quarantena a disposizione per visite guidate, ingresso a offerta libera.
  3. Il Morbillo: una mattina primaverile in quel di Londra l'allegra famigliola si risveglia nella stanza moquettata dell'alberghetto tre stalle, la figlia maggiore ha dormito sonni agitati e alzarsi appare un trauma, mal di testa lancinante e sensazione di calore su tutto il corpo..."Mamma ho la febbre, credo" non avendo termometri e non potendo documentare la veridicità delle sensazioni la giovine, animata dalla consapevolezza che se un domani rivedrà Londra lo farà attraverso le sue cataratte quindi non può permettersi di passare la vacanza mummificata in quella stanzetta pelosa, acconsente stoica a sheckerarsi tra musei parchi e viuzze, una metropolitana tira l'altra e si rientra a casa dove finalmente viene comprovato dai fatti il sentore che nell'aria v'è una malattia: il termometro schizza a 39.6 e resta lì per circa cinque giorni, tanto che nei rari momenti di lucidità in cui non vede mucche pezzate pascolarle in bagno, la ragazza si domanda se non sia uno scherzo e qualcuno le ha disegnato un pallino argentato sul 39esimo grado celsius...se non che s'avverte uno strano prurito alla base degli arti e una tosse secca rimbomba nel silenzio, due giorni e un'esplosione di pallini pruriginosi e color porpora riaccende il pallore slavato della giovine che da circa una settimana si nutre a suon di semolino, agonia che si protrae per altrettanti giorni nell'isolamento più completo dato che la famiglia non ha ben compreso quel meccanismo per cui se una malattia infettiva l'hai già avuta e il tuo organismo ha sviluppato gli anticorpi questa non ti ritorna e puoi dialogare con la nipote inferma anche senza barricarti dietro coltri di stoffa, pareti di cartongesso porte piombate!
  4. Gli Uomini: c'è poco da dire, uno ha tentato l'approccio e io ringrazio la provvidenza che mi ha zittito mentre il mio io più profondo dava vita a un monologo dal titolo "Le sconfitte della selezione darwiniana: gli aborti della natura ancora tra noi, potranno i geni di questi uomini autoeliminarsi se posti di fronte alla loro immagine riflessa?"...e chiamarlo uomo era dire troppo. Un'altro ha destato interesse e ha ricevuto il mio approccio, strano insolito per non dire inaudito mi sono esposta e maledico la provvidenza che mi ha dato una padellata in testa proprio mentre il mio io iniziava un nuovo monologo dal titolo "Memorie di un'adolescente che confondeva le due sponde e non contenta ci ribadiva ancora una volta: sarà gayo pure questo? ma sopratutto quanto le ci vorrà per capirlo?"...e chiamarlo uomo era, anche stavolta, dire troppo.
  5. L'Università:  ebbene sì a Ottobre posso dire che, se l'Italia non viene invasa dagli svizzeri stanchi della concorrenza cioccolatiera della NOVI, se il professore che ha a sue spese accettato di farmi da relatore non decide di rifugiarsi in una comunità di recupero, se le copie della mia tesi non vengono reciclate per farci la cartaigenica ecologica, se un trip informatico non sostituisce il mio libretto con quello di uno studente CEPU indietro coi pagamenti... ebbeneallorasì mi laureo!

...ahahah sono tornata!|

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Nel giorno... mercoledì, gennaio 16, alle ore 17:35

Aggiorno con ben due post (aggiornamenti) opPOSTi negli argomenti e soprattutto nei toni, questo 2008 non è iniziato come avrei sperato, mi trascino dietro una stanchezza che avrei lasciato volentieri andar via con l'anno vecchio, sono in pena per i miei progetti che sembrano dilatare i tempi di realizzazione e nel frattempo mi districo in una vita complicatissima tra famiglia lavoro e amici...con i pro e con i contro e le sorprese che belle o brutte che siano ci spiazzano costringendoci a rimodellare e spesso ridimensionare certi aspetti per potenziarne altri, ma sono sempre io, lastessa che ogni Gennaio compra ASTRA legge il suo oroscopo mche le consiglia di portare pazienza e mettersi una mano sulla coscienza per ogni evenienza, l'importante non è l'apparenza, al giorno d'oggi è già tanto garantirsi la sopravvivenza:

1) Lettera aperta a (io so chi e spero lo sappia anche lui).

Addio,

parola che non uso mai, anche quando so che non rivedrò più una persona o quantomeno sarà quasi impossibile il contrario, anche quando penso a un saluto non detto a qualcuno che non c’è più…

uso sempre l’arrivederci, lo sai e mi sgridi perché tendo sempre a riallacciare i rapporti a concedere occasioni su occasioni e tu in queste cose riesci a essere molto più categorico, o nero o bianco e io ti sgrido perché adoro le sfumature e tu sei troppo rigoroso togli tutto quello che hai dato perché hai dato tutto e sei stato deluso, ma ora non mi viene alla mente altro termine che abbia la stessa intensità e sia così calzante con quello che mi suggerisce il cuore…questo quindi sembrerebbe essere un addio, il mio primo addio ed è tuo.

È tuo come tante prime cose che ho vissuto, detto, fatto, pensato, sperimentato in pratica ciò che non abbiamo iniziato insieme si conta sulle dita di una mano e comunque le tante passioni diverse che ci siamo coltivati le abbiamo condivise dal primo istante in cui hanno visto la luce o abbiamo deciso su consiglio e compartecipazione dell’altro di accantonarle per dedicarci ai nuovi progetti partoriti dalle nostre menti malate…non so, in questo momento penso ai bimbi sperduti di Peter Pan, io e te insieme siamo come loro “zum zum pa pa” una tuta di pelo, allegria disarmante e la consapevolezza che anche crescendo maturando e invecchiando, noi due, messi nello stesso posto, soli o in compagnia, saremmo rimasti eterni bambini.

Forse però quella clausula del posto era più importante di quanto credessi, forse nessuno ha più voglia di fare il bambino sperduto ma abbiamo troppa paura di lasciarci alle spalle la tutina di pelo e le canzoni e quell’allegria che tanti ci invidiano e pochissimi capiscono, forse siamo arrabbiati entrambi perché anche Peter Pan come gli altri cartoni, finisce.

“The End” e poi i titoli di coda, i saluti e i ringraziamenti.

 

La chiuderei così dovessi lasciarti un biglietto, ma si tratta di me e di te e non basterà tutto quello che sto scrivendo di getto, non basterà un giorno, una settimana, un mese, probabilmente non basteranno neanche i prossimi anni che ci aspettano, ci vorrà tempo e soffriremo, e soffrirò anche quando non mi sembrerà, quando starò ridendo, soffrirò tanto come si soffre quando si ama;

ci vorrà tempo per rendersene conto effettivamente, ce ne vorrà di più per capire e ci vorrà un eternità per accettarlo e ce ne vorrà così tanto perché tra noi ci guarderemo sempre con gli stessi occhi di oggi ma sapendo di non aver gli strumenti per riconoscere più quello che vediamo.

Tu ti dovessi chiedere il perché, beh lo sai…con me non c’è mai un solo perché, sono sempre stata la meno impulsiva e la più intuitiva dei due, quindi eccolo un perché: quelle sensazioni che mi portano notizie difficili da digerire ma che non sbagliano mai, sono arrivate di getto, stasera, mi si è disegnato lo scenario tanto temuto quanto logico delle nostre vite che si separano, qualche immagine e mi sono trovata lì a fissare uno specchio aspettando che il riflesso mi dicesse che questa volta mi sbagliavo, ho travisato, ho esagerato…passerà.

Non passerà, stavolta no, ho il cuore ferito e la briciola che ti rappresenta da anni, la briciola di cuore che ti sei conquistato a discapito di tutte le altre ancora così piccole a confronto si è persa, non è più mia, viaggerà nei ricordi, nella nostalgia, nelle rievocazioni, continuerà a battere nei nostri incontri futuri, durante le telefonate che ci saranno ma si è allontanata dal gruppo ha smesso di crescere e di alimentare assieme alle altre la mia fiducia nel “per sempre”.

Continuerò a odiare chi mi ripeterà che prima o poi sarebbe successo, perché è naturale che sia così, li odierò e continuerò a vivere cercando di dimostrare che si sbagliano anche se sarò sola combattere contro quei mulini a vento, continuerò comunque perché so che tu sarai da solo a odiare le stesse persone combattendo i mulini a vento, in qualche altro campo.

Penso che tu sia realmente la cosa più bella che sia riuscita a costruire e le altre cose belle le ho costruite insieme a te, io ti ho amato, rispettato e protetto tutti i giorni da quando ho capito che in due, insieme avremmo davvero cambiato il nostro stupido mondo, la storia d’amore più lunga della mia piccola vita è durata quasi quanto la mia vita stessa e per colpa di questa vita che va avanti, si sta fermando, fai parte di me, delle mie giornate, dei successi e delle delusioni da 15 anni ma ora sento di trattenerti, di inchiodarti a qualcosa da cui stai prendendo le distanze.

Ti amo e ho pianto per quello che nessuno dei due ha voluto ne avrebbe mai voluto…

…un addio.

 

Se tu adesso potessi gentilmente smentirmi, dalla prima all’ultima parola, io e il mio neurone saremmo tutti più contenti.

 

2) Lavorare in un cinema

Ve ne potrei raccontare tante, ne combino tante e il bello è che in generale sembrano gradire, apparte il fatto che il mio nome appare solo nell'orario perchè il mio responsabile continua a chiamarmi Lara, Mara, Clara, Chiara e nonostante i continui tentativi e l'evidente assonanza non ci ha ancora indovinato, i colleghi della proiezione mi hanno soprannominato Torquato perchè nel silenzio uno di loro lo ha gridato e io mi sono girata dicendo "Sì?", i colleghi del bar evitano di chiamarmi che tanto è superfluo dato che lavoriamo in due metri quadri e siamo minimo cinque persone che sembra di giocare a Shangai, un cliente fisso dell'ultim'ora mi chiama Carmela probabilmente in virtù dell'accento e dei miei tratti tipicamente del sud e così via...

Comunque, lavorare al bar di un cinema comporta d'essere assediati a ondate alterne dalla clientela più disparata, ovviamente è sicuro che allo spettacolo d'apertura quando nel tuo cassetto scintillano solo spicci e tre miserissimi pezzi da cinque euro si presenti l'unico cliente, solo in tutto il cinema, che ha dormito fuori dalla porta e ti guardava fino a due minuti prima dal vetro mettendoti fretta perchè il cinema deve aprire nalle due e mezzo solo per lui, entra, fa il biglietto con la tessera prepagata, viene al bancone chiede una bottiglietta d'acqua e tira fuori dal portafoglio un pezzo da cinquanta, bello liscio e stirato e te non gli puoi nè sputare nè ridere in faccia alchè provi a spiegargli che non ti è possibile fare il resto e lui replica che non è colpa sua, ha solo quelli e tutto il diritto di pagare con quelli, ovviamente non puoi replicare con la tesi per cui la mamma dei cretini è sempre incinta, probabilmente non coglierebbe neanche il nesso quindi ti mostri disponibile e cerchi una soluzione.

1 andare a corsa all'ipercoop sperando di trovare qualcuno che glieli spiccioli

2 strappare quell'unico foglio in dieci foglietti più piccoli dal valore morale di cinque euro ciascuno

3 attendere il secondo cliente, il terzo, il quarto nell'attesa che se ne presenti uno o povero o intelligente

4 regalargli l'acqua sapendo che la volta dopo tornerà alla stessa ora con lo stesso pezzo da cinquanta

5 stenderlo con un colpo secco sul setto nasale e nascondere il corpo nel warmer dei pop corn

è passato del tempo, una soluzione è stata trovata grazie a una gentile donazione di un anomimo passante e il cliente viene sostituito dagli amanti del wurstel, parte la corsa all'hot dog, una piastra che ne cuoce al massimo venti assieme e in venti minuti, e che viene ricaricata quasi continuamente per aver a disposizione il maggior numero di wurstel possibili, wurstel che tu detesti profondamente perchè prima di rosolare golosamente su quella piastra eranon stipati nelle loro confezioni da dodici, custodite nella cella frigo del magazzino e tu per renderli presentabili hai dovuto indossare una giacca che da cinque anni attende di essere portata in lavanderia e ha visto più ascelle che inverni, subire un escursione termica di circa 15 gradi che i peli delle gambe ti si cristallizzano sotto ai pantaloni che quando esci assieme ai wurstel cammini  a gambe larghe per non infilzarti da solo, li hai messi a scolngelare e poi hai aperto le confezioni e lì buio:

il lavaggio dei wurstel è una pratica umiliante che donna o uomo che tu sia, preferiresti farti calpestare dalla folla inferocita per l'assenza di wurstel pronti all'ora dello spuntino, invece tocca a te e devi ripulirli a mani nude, uno ad uno, della gelatina che li ricopre allora ringrazi chi ti ha dato in dotazione un cappellino nella divisa, cappellino con tesa che ti ripara dalle telecamere del circuito di sicurezza evitando che dai piani alti si spargano voci su come tu sia brava, bravo scarsa o scarso nel lavare i wurstel, medi o maxi che siano, ancora congelati o gia stemperati.

Spravvissuta all'appuntamento con i wurstel frotte di ragazzetti uguali assaltano tua postazione, preferibilmente dislessici con casco nero infilato ancora in testa sopra il cappellino il quale sta sotto al cappuccio della felpa, che hanno un'età indecifrabile che oscilla tra i 9 e i 20 anni e che ti porta a considerarli dei nani da giardino travestiti e che esigono dieci scontrini diversi per la stessa ordinazione dato che ciascuno prenderà una sola coca-cola media  o poc-porn (quelli dislessici!) e vorrà pagarla coi suoi 10 euro e tu dovrai fare dieci resti da 7,40 euro cercando di non esaurire i pezzi da cinque, da due e soprattutto i 20 cent che ti serviranno subito dopo per fare il resto a piccoli gruppetti di uomi e donne di mezza età e mezzo cervello che ordineranno:

"un caffè

" sono ottanta centesimi"

"...anzi due"

"allora uno e sessanta"

"...no tre!"

"due e quaranta"

"ma uno me lo fa un pochino più lungo vero?"

"Certo"

"Lo avranno anche decaffeinato?" (Luisa alla moglie di Mario addetto alle ordinazioni)

"Non so ora chiediamo"

"Tesoro, senti se ce l'hanno decaffeinato per Luisa" (la moglie)

"Decaffeinato c'è?"

"Si ma viene un euro"

"allora uno lungo, l'altro decaffeinato"

"non erano tre i caffè?"

"Sì scusa... quanti decaffeinati?" (verso la moglie, gli amici, gli amici della moglie e le mogli degli amici)

"Uno e due macchiati" (il coro)

"Tre decaffeinati allora signorina"

"Ma no Mario ahahahah, il decaffeinato è uno i macchiati sono i nostri" (la moglie)

"ma io non lo voglio mica macchiato"

"lo prendi sempre macchiato"

"ma non mi va ora"

"ah fa un pò come ti pare"

...

La macchinetta del caffè mi guarda e mi manda messaggi di sostegno dal display "have a nice day" dice...mi prende per il culo pure lei

...

"Dunque mi dica, un decaffeinato un macchiato e un caffè lungo, siete apposto?"

"Orzo ce n'è?" ( Luisa quella del decaffeinato)

 "No, è finito"

...

Sorrido, sfido le apparenze, una scatola dietro di me con su scritto "ORZORO" trabocca di cialde

...

"Allora siamo apposto, quant'è?"

"due e sessanta"

"non era due e quaranta"

"sì ma poi ha chiesto il decaffeinato che viene venti centesimi di più"

"ah, e il macchiato costa uguale?"

"sì come il caffè semplice"

"via allora bella me lo macchi un gocciolino anche a me, freddo però"

...

sorrido, in realtà è un ghigno o una paresi a seconda dell'ora in cui avviene la conversazione, carico la macchinetta e grido un "prego mi dica" che suona più come "grazie di avermi liberato ma se t'azzardi a ordinare un caffè te lo faccio sniffare a chicchi".

Poi iniziano i film i clienti sono in sala e tutto il foyer è vuoto e tu puoi cronometrare due ore per:

ripulire, sistemare, riempire i frigoriferi, controllare le torrette delle bibite alla spina, rifornire il bar, riempire i silos delle caramelle, le vaschette di nachos e i sacchi di pop corn, tagliare le focaccine e preparare i sacchetti di panini, fare il reintegro, aggiornare l'inventario, spazzare, buttare i cartoni alla spazzatura e raccattare i pezzi del tuo self control sparsi tra i cartonati e rimetterli assieme.

A quel punto, garantisco, non perdi tempo a correggere il tuo responsabile sulle consonanti che precedono -ara e se ce la fai a parlare sei decisamente autorizzata a rispondere a qualcuno che chiama Torquato e a dirla proprio tutta alla fine della giornata, è probabile che io appaia mora abbronzata con gli occhi scuri e mi esprima in perfetto dialetto calabro.

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Nel giorno... sabato, dicembre 22, alle ore 04:39

 

LIVORNO, 22/12/2005

Bene, é arrivato il momento degli auguri, non parlo di convenzione o cortesia ma degli "auguri di Natale" che ogni anno rinnovo con estrema convinzione.

alberoSono qui davanti a un computer e nel silenzio più totale, appena rientrata a casa, scrivo e assaporo l'arrivo del Natale; i colori delle decorazioni, le luci a intermittenza, l'odore dell'abete, i pacchi regalo, il freddo fuori e il caldo dentro, il Natale mi piace...da due settimane a questa parte però la mia attenzione viene più che altro attratta da un presepe grande come un pugno, immobile sulla mia scrivania, ne ho acquistati quattro quasi identici e incartati tre, il quarto, scolpito nel legno chiaro, semplice, essenziale direi, mi sta tutto sul palmo della mano e le tre figure all'interno della capannuccia sono appena abbozzate ma è completo così, piccolo e perfetto, tra libri e forcine per capelli...una famiglia.

[Probabilmente il mio interesse per la capannuccia ha un chè di nostalgico, visto che il mio contratto con il Medusa prevede variazioni d'orario volte a coprire i giorni di maggior afflusso al cinema indi percui, i dirigenti sono legittimati a impegnarmi il 24, 25 e 26 dicembre ed io ho, mio malgrado, accettato di sapermi occupata con il lavoro durante le feste e quindi lontana dalla rimpatriata confusionaria, folle e eccentrica dei vari parenti che, abitudinariamente, si riuniscono per il pranzo di Natale e che, tra tre giorni, saranno quindi seduti attorno alla stessa tavola a mangiare e ridere dei vizi e virtù della mia grande e imperfetta famiglia.]

Pensandoci bene io credo che la Famiglia del Bambino nato nella mangiatoia non sia poi così diversa dalla mia, Santa ma non diversa, almeno nelle dinamiche: pagavano le tasse, mantenevano una casa, cercavano di condurre una vita decorosa, ogni tanto si concedevano lo sfizio di un viaggio, cercando di unire l'utile al dilettevole, erano solo tred'accordo ma avevano parenti sparsi per il paese e per le feste si riunivano tutti o quasi, salvo impedimenti.
Giuseppe era sicuramente un buon padre e nonostante abbia anche lui avuto dubbi e un pò di iniziale titubanza, riguardo alla nuova e alquanto particolare situazione familiare, si è dimostrato un ottimo marito, lavorava come libero professionista, un artigiano che passava sicuramente non meno di otto ore al giorno nella sua bottega di falegname e magari, quando poteva, confezionava utensili da regalare ai suoi cari, nelle occasioni che lo richiedevano (come la culla quando gli nacque un figlio)
Un figlio che, fin da neonato, ha dato non poche preoccupazioni ai genitori, i quali, in quanto tali hanno da sempre il sacro compito di proteggere la prole dalle insidie della vita, un mondo crudele e cinico il loro, non molto diverso da ora, diviso da guerre mai legittime e comandato da classi dirigenti dalle politiche discutibili, un mondo difficile, insomma, per un bambino precoce, con un progetto di vita ambizioso da difendere e portare avanti, nonostante la sfiducia generale, diffusa tra i contemporanei, impegnati a lamentarsi di tutto e a non fare mai niente per cambiare le cose.
Maria poi, una madre pienamente consapevole della gravità del ruolo che, da "mamma", deve svolgere all'interno del nucleo familiare: la mediatrice, il collante, la guida severa e il sostegno spassionato, ruolo che comporta parimenti le maggiori soddisfazioni e la più grande fatica, i sacrifici più estremi, mettersi da parte per il bene di ciò che ha più importanza e godere dei risultati ottenuti alla resa dei conti.

In sintesi ecco ciò che quest'anno mi dice il Natale, il Natale non mi parla solo della bontà di cuore, dei buoni propositi della misericordia o della benevolenza, quest'anno mi parla anche e soprattutto della famiglia, di quanto sia importante,  anzi, fondamentale!
L'unione salda, tra persone che seguono progetti lunghi quanto le loro vite e si confrontano e correggono lungo il percorso, che sbagliano e capitolano, che soffrono e si scoraggiano ma che non rinunciano... non sono perfette, non sono Sante ma sono Famiglie a tutti gli effetti e possono gridare d'orgoglio quando scade il termine, perchè quando si mette il punto e a capo, la parola FINE, ci si guarda indietro e ci si accorge che ne è valsa la pena, sempre.
Vivo in una famiglia strana, sia quella stretta che quella allargata, una famiglia piena di contraddizioni che passa da picchi di serenità a baratri di conflitto come si passa dal ridere al piangere durante una crisi isterica ma non siamo certo messi peggio di Gesù, Giuseppe e Maria, con i Romani in casa e un sacco di gente che sapeva sempre quale fosse l'unica verità possibile ma nel farla presente la rendeva ogni volta una verità diversa, il clima, impazzito, portava siccità e carestie a ondate alterne con le inondazioni e le epidemie, poveri, storpi, vecchi e malati che vivevano ai margini di una società, sconquassata da un'attività commerciale, che favoriva la scala gerarchica a base piramidale e non c'era lo scalone nè lo scalino e neanche la pensione a dire il vero, i giovani avevano perso di vista i valori e aspettavano con ansia qualcuno che offrisse loro un motivo per tornare a discutere, i più se ne fregavano comunque e tiravano a campare, Erode re arabo di una comunità ebraica, frustrato e con la fobia della concorrenza, qualche Barabba dissidente rivoluzionario, ladri, analfabeti e il Pilato di turno che se gliel'avessero detto prima, per quella paga misera e casini assicurati, non ci sarebbe andato neanche a prenderci il sole, in Giudea!
Eppure a pensarci bene, i Tre della grotta al freddo e al gelo (...quando il buongiorno si vede dal mattino!), con il bue e l'asinello, la cometa, i pastori, i magi e il coro di cherubini volteggianti nel cielo, hanno resistito a tutto e magari, il fatto che ogni anno ci si racconti la storia di questa Famiglia, potrebbe essere un degno spunto di riflessione, su quanto potremmo ancora combattere per mantenere le nostre più somiglianti possibile a questo esempio lampante di successo domestico, disponibile alle comparazioni da 2005 anni a oggi.

Questo il mio augurio quindi, per me e per voi tutti, di trovare nella famiglia il vostro presepe e nel presepe la vostra famiglia, anno dopo anno, Natale dopo Natale, sempre lì, piccola o meno, perfetta o no ma completa così.

Sara

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Nel giorno... lunedì, dicembre 17, alle ore 12:21

Manca poco...
stamani mi sono svegliata...o meglio, mi hanno svegliata, alle otto e mezzo.
Sono rimasta un pò rannicchiata sotto il piumone, cercando di ritardare il più possibile l'uscita da quel caldo mucchio di stoffa, presa coscienza del luogo della data e dell'ora con una sbirciata al telefono, mi sono alzata.
Ho rifatto il letto e mi sono avvicinata alla finestra, per dare aria alla stanza...l'ho aperta e in pigiama sono stata investita dalla prima ventata gelida della giornata...ho messo il naso fuori e l'ho sentito, il freddo.
L'odore pungente del Natale che io amo.

Il Natale,
Eccolo! Sta arrivando...atteso e meravi

NOOOO!
Un flash improvviso,
una manciata di secondi,
un lungo istante di smarrimento,
poi, nella mia stanza, solo vento e gelo.

Ieri:

"Sono usciti gli orari provvisorissimi di Natale ragazzi...quando salite in chiusura passate dalla bacheca e segnateveli!"

-BACHECA-

 ORARI

24/12 Lunedì

25/12 Martedì 26/12 Mercoledì

Sara  Lupini

   RIPOSO    RIPOSO  APERTURA

A_____o R_____i

 CHIUSURA  APERTURA  CHIUSURA

"Lupini...è un errore di stampa...i tuoi orari sono stati scambiati con quelli di R_____i, riga sotto."


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Pay Attention:

Me
il mio nome è Sara, significa principessa mica cozza, è per questo che ne vado fiera... nonostante le mie dimensioni giunoniche vengo chiamata Sarina dagli amici, probabilmente in virtù del miscroscopico neurone che abita la mia calotta cranica. Sono nata a maggio il 27 per la precisione all'ora dello spuntino pomeridiano in quel di Livorno: la Culla del Rincoglionimento. Sono dei Gemelli con l'ascendente in Bilancia, due segni doppi cioè quadrupla personalità per non sentirsi mai soli.

Inoltre
Amo
La mia famiglia incluso mio padre nonostante lui s'impegni a farsi detestare, amo i parenti, tutti quanti anche quando ti costringono a pranzi lunghissimi e a ore di estenuanti discorsi sul dopoguerra italiano Amo parlare e ancora di più ascoltare chi parla, sempre che sia animato da una certa verve. Il milan...e Gattuso in particolare con la sua ignoranza abissale e i suoi modi da scaricatore di porto, amo il basket e la mia squadra di pallacanestro cittadina, il suo tifo pulito e corretto e le uscite "Livornesi" del capo ultras. Amo la neve e l'inverno, le giornate gelide e limpide, amo il venerdì sera, il sabato pomeriggio e la domenica mattina. amo il mio libretto universitario macchiato d'acetone e profumato di mandorla, i lettore cd che mi fa compagnia sul treno e Corso Italia a Pisa con le sue vetrine invitanti. Amo il teatro e quella sensazione di onnipotenza che ti dà il salire sul palco e metterti alla prova davanti a un pubblico. Amo la carne alla brace, le grigliate di mare e le minestre di verdura, l'acqua naturale e quella frizzante i giorni di festa. Il cinema e "il cinema a Casa tua" sdraiata sul divano a proiettarmi in una storia avvincente. L'educazione e l'euforia mescolate insieme, il sorriso e le discussioni animate. Amo i prodotti per capelli, shampoo, balsamo olii maschere e ricostituenti. La storia, le storie, le favole e i bambini sotto i sei anni. La biancheria colorata. I miei pigiami. Gli autobus.
Sostengo
Free Tibet
Basta! Parlamento pulito
Odio
L'unto, i capelli sporchi, gli uomini dalle mani tozze e cicciute. Odio l'indifferenza, l'apatia e le persone superficiali o presuntuose, odio i pantaloni a vita bassa e le scarpe con la punta. Odio chi non ama ciò che fa nel bene e nel male, chi dà la colpa al destino o al prossimo per i propri insuccessi e chi non ammette correzioni La domenica pomeriggio e il sabato sera, lefeste dove DEVI divertirti per forza anche se non hai motivo perchè tu ti diverti ogni giorno. Odio il pesce in umido o lesso,le uova, le omelette e le frittate, le saponette,i bagnoschiuma, i docciaschiuma i docciashampoo e gli shampoo&balsamo, le cuffie per capelli, la piscina comunale. Odio i cani più piccoli dei Beagle le esche da pesca e gli insetti con le ali. Odio la confusione la folla che si comprime e si accalca, gli stadi affollati, la politica nello sport e le persone ideologicamente preimpostate che fanno politica. La matematica e la fisica con le loro leggi ferree e certe, il Diritto con il suo linguaggio supponente e la sua insindacabilità. I treni e le stazioni, chi parte e ritorna perchè deve e non perchè vuole e chi non sa prendersi delle pause nella sua quotidiana esistenza. Le telefonate che non sai cosa dire, le parole dette a caso. Odio il prurito e le allergie alimentari. Le correnti dell'alta moda. Le station-wagon.
Musica
Regina dei Cristalli di Giovanni Allevi
ultimo Libro letto:
Signor Malaussène di Daniel Pennac
Film che consiglio:
I Colori dell'Anima
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Quanta gente!
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